LA VENEZIA LIVORNESE

«Le case altissime, dalle facciate tinte di un intonaco biondo, dove il rosa e il verde si confondono, splendono al sole con riflessi d’oro e di verderame, come l’acqua dei canali sparsa di chiazze d’olio. Le persiane hanno il colore delle foglie secche, son pallide e polverose. Un senso di nobiltà un po’ stanca, di libertà popolaresca, è nell’architettura aperta e liscia di queste case, le più belle del Mediterraneo.»

Così Curzio Malaparte importante scrittore e giornalista Pratese descrive il quartiere Venezia di Livorno nella sua opera Maledetti Toscani, pubblicato nel 1956 ma frutto di vent’anni di lavoro.

La Venezia di Malaparte è rimasta esattamente come la descrisse, nonostante le devastazioni alle quali Livorno dovette soggiacere durante la seconda guerra mondiale, il quartiere è riuscito a conservare le sue caratteristiche urbanistiche ed architettoniche.

La sua origine risale al XVII secolo quando la popolazione iniziò ad incrementare e necessitava di nuove strutture abitative, fu creato un nuovo nucleo urbano connesso con l’area portuale.
Il quartiere venne creato sul canale dei navicelli nel 1563 dall’architetto Giovanni Battista Santi, prendendo spunto dalla laguna Veneta, costruì una zona prevalentemente portuale, con magazzini come i Bottini dell’Olio, oggi museo della città e Biblioteca labronica, numerosi canali, i Fossi Medicei, le costruzioni religiose come la Chiesa di San Ferdinando e quella di Santa Caterina ed eleganti palazzi per la classe mercantile.
Durante la seconda guerra mondiale nonostante i bombardamenti, il quartiere ha mantenuto la sua identità e porta orgogliosamente i segni di ciò che è stato come dimostra la Chiesa del Luogo Pio.
Nei tesori che il quartiere Venezia custodisce emerge dai canali la Fortezza Nuova, collegata alla città da un piccolo ponte e vari pontili mobili, circondata dal fosso Reale, al suo interno ancora oggi è possibile trovare un cannone che punta sulla porta del quartiere San Marco.

La Venezia Nuova, Livorno, città aperta non solo al commercio ma al mondo intero.

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