Tesori Liquidi a Casanova di Neri: quando un invito diventa viaggio nel tempo del vino
Ci sono inviti che passano inosservati. E poi ci sono quelli che aspetti: quelli che, appena arrivano, sai già che hanno il sapore di qualcosa di speciale. Ecco, a questa seconda, fortunata categoria, appartengono gli inviti alle degustazioni organizzate da Tesori Liquidi.
Tesori Liquidi è nato dalla passione di due giovani ragazzi, Francesco Bonomi e Francesco Mastrosimone, compie quest’anno un passaggio decisivo: è azienda a tutti gli effetti. Per me personalmente, che l’ho vista nascere, muovere i primi passi, crescere con ostinazione e visione, è difficile trattenere l’entusiasmo. L’obiettivo è chiaro: contribuire a diffondere la cultura del vino, renderla viva, accessibile, emozionante. Ma soprattutto raccontarne una delle trame più profonde e affascinanti: la grande capacità di evolvere nel tempo. Tesori Liquidi dà voce a bottiglie che, nella maggior parte dei casi, resterebbero sconosciute ai più: grandi nomi dal prezzo spesso quasi inaccessibile se acquistati singolarmente, ma anche sorprese inattese provenienti da aziende meno note, capaci di emozionare con la stessa intensità.
E poi c’è un dettaglio che rende tutto ancora più coinvolgente: le degustazioni che organizzano sono alla cieca. Gli ospiti si sfidano calice dopo calice, provando a riconoscere i vini proposti senza conoscerne l’identità. Soltanto dopo, in un momento quasi teatrale, le bottiglie vengono “spogliate” e rivelate.
Arrivando all’invito del 16 maggio 2026, la degustazione è stata organizzata nell’azienda montalcinese Casanova di Neri. Più che una scelta di “location”, in questo senso, una dichiarazione di intenti.
Siamo nel cuore di Montalcino, in una delle culle più prestigiose del vino italiano, dove il Sangiovese racconta il tempo con una voce unica e inimitabile alle altre zone d’Italia. Casanova di Neri è un nome che non ha bisogno di eccessive presentazioni: azienda familiare, profondamente legata al territorio, l’azienda ha costruito la propria identità su una lettura attenta dei diversi appezzamenti, non cercando l’uniformità, ma valorizzando le differenze. Oggi conta quasi 80 ettari di vigneti, collocati in varie zone del territorio montalcinese, permettono di cogliere sfumature diverse del Sangiovese. La cantina, pensata per accompagnare il vino senza forzarlo, racconta una filosofia fatta di precisione, rispetto e ascolto. Una visione che ha portato Casanova di Neri a diventare un riferimento internazionale, mantenendo però una dimensione familiare e territoriale molto forte.
Al centro dell’evento, la verticale di Tenuta Nuova – Brunello di Montalcino DOCG, uno dei vini simbolo dell’azienda. Un Brunello nato con l’ambizione di raccontare una zona specifica di Montalcino, quella di Sant’Angelo in Colle, diventato negli anni una delle etichette più rappresentative di Casanova di Neri. Ma la degustazione non si è limitata a celebrare un solo vino: ha costruito un dialogo tra territori, annate e sensibilità produttive diverse.
Il percorso si è aperto con Casanova di Neri, Tenuta Nuova 2021, espressione giovane, vibrante, ancora tutta proiettata verso il futuro. Un vino che porta con sé energia, materia e promessa. Nel calice si percepisce la forza di un’annata recente, ancora in evoluzione, ma già capace di mostrare la profondità del progetto da cui nasce.
A seguire, Tenuta di Carleone, Uno 2018 – IGT Toscana ha introdotto una voce diversa, quella del sangiovese in purezza del Chianti Classico. Un Sangiovese di grande personalità, fresco, come è tipico delle zone di Radda in Chianti.
Il ritorno a Casanova di Neri è arrivato con Tenuta Nuova 2018. Qui il vino ha mostrato maggiore distensione, con una trama già più composta rispetto alla 2021. La giovinezza resta, come se il tempo avesse iniziato ad ammorbidire i contorni senza togliere energia. Intriganti note balsamiche, il frutto resta croccante arricchito da note terziarie sussurrate.
A seguire, Fede Graziani, Profumo di Vulcano 2013 – Etna DOC ha portato la degustazione sull’Etna. Un cambio di scenario netto e affascinante: dalla Toscana alla Sicilia, dalla rotondità montalcinese a una vibrazione più minerale, nervosa, lavica. Questo è stato forse l vino più facile da riconoscere alla cieca.
Si è voluto far sentire la voce di un’altra storica azienda, nel chianti classico con Riecine, La Gioia 2006 – IGT Toscana. Inaspettata sapidità che resiste al tempo, note pepate, ancora fresco, un corpo avvolgente. C’è poco da dire, è un vino romantico, con un finale lunghissimo. Un vino per le grandi occasioni.
Casanova di Neri, Tenuta Nuova 2006 ha rappresentato uno momento molto intenso. Qui il tempo non ha indebolito il vino, lo ha nobilitato. È in bottiglie come questa che si capisce davvero il senso di una verticale: non bere il passato, ma ascoltare ciò che il tempo ha saputo costruire. Il corpo è intenso, con note di china e sottobosco. Buon tannino ancora croccante. Anche qui il finale è molto persistente.
La degustazione ha cambiato passo con Bruno Giacosa – Barolo DOCG Falletto Vigna Le Rocche 2013. Il Nebbiolo è entrato in scena con la sua autorevolezza, portando un respiro completamente diverso: più verticale, profondo. Non un paragone con il Sangiovese, ma un incontro tra due grandi anime del vino italiano. Percepisco incredibili note di cioccolata bianca, poi polpa di albicocca. La nota sapida e il tannino setoso e centrato sono la firma dell’eccellenza.
Con Casanova di Neri, Tenuta Nuova 2013 – etichetta oro, il racconto è tornato nel cuore della giornata. L’annata ha mostrato il fascino della maturità: un vino complesso, stratificato. Una annata inizialmente non apprezzata, rivela oggi una bellissima freschezza, note di sottobosco e ancora sfumature di frutti rossi. Elegante, che ti fa desiderare il sorso successivo.
Ma alla fine, ciò che resta non è soltanto l’elenco delle bottiglie, per quanto straordinarie. Resta anche il gioco serio e appassionante della cieca: quel momento in cui ogni certezza cade, ogni pregiudizio si spegne, e il vino torna a essere soltanto se stesso.
Tesori Liquidi, in questo, ha dimostrato di avere capacità straordinarie: guardare a ritroso con intuizione, scegliere delle annate non sempre facili e riunire persone che hanno saputo far gruppo divertendosi, scambiandosi opinioni e confronti.
Nella cornice di Casanova di Neri, tra grandi annate, territori iconici e calici capaci di attraversare il tempo, quell’invito tanto atteso si è trasformato in qualcosa di più raro: un’esperienza da conservare.



