AVIARIA 2021: ANCORA COLPA DEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI

Sei nuovi focolai scoperti in Polonia negli allevamenti intensivi.

Molti animali abbattuti, al momento sono 175 mila i tacchini uccisi, il problema sembra sorgere dagli allevamenti intensivi con gli animali ammassati che fanno prolificare i virus.

Al momento l’attenzione si concentra sul commercio, le aziende polacche parlano dei cali che subiranno all’esportazione della merce, la quale ha come principali importatori: l’Unione europea con il 70% e con il 30% l’Asia, principalmente la Cina.

Il vero problema oltre al fattore economico è l’allevamento intensivo in se stesso. Milioni di animali cresciuti,  ad antibiotici e ormoni, in grandi capannoni e ammassati senza la minima cura e attenzione.  L’obiettivo è quello di aumentare la loro crescita velocemente per massimizzare la produzione di cibo.

L’ambiente circostante dove sono costretti a vivere e a nutrirsi questi esseri viventi è ricco di pesticidi che possono rimanere nelle carni e possono creare problemi alla salute umana.

Ai volatili, costretti ad un alto stress per colpa dell’ambiente in cui vivono, viene tagliato il becco così che non possano ferirsi tra loro.

Ma il problema degli allevamenti intensivi non si riversa esclusivamente sugli animali e sugli esseri umani che consumano tali prodotti commerciali e anche sull’ambiente naturale, causano l’inquinamento delle falde acquifere, dell’acqua superficiale, del terreno e dell’aria.

L’inquinamento prodotto dai rifiuti di origine animale provoca gravi problemi respiratori, infezioni della pelle, nausea, depressione e talvolta anche la morte delle persone che abitano in prossimità degli allevamenti.

Fermare una produzione su scala mondiale è difficile se non impossibile per il sistema in cui siamo, ma è possibile salvaguardare la nostra salute e diminuire l’impatto ambientale devastante che causano queste fabbriche.

Come si fa?  Diminuendo i consumi di alcuni alimenti o di cercarli in allevamenti biologici.

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