FEMMINICIDIO: ANCHE TU DISUMANO?

Sempre più spesso leggendo i giornali e guardando i programmi televisivi ci poniamo di fronte a un tema che va contro ogni teoria sull’evoluzione della specie umana, il Femminicidio.

Se cerchiamo sul vocabolario femminicidio troviamo: violenza, sovrastruttura ideologica, patriarcato, subordinazione, annientamento, assoggettamento fisico e psicologico, schiavitù, morte. In pratica: azioni e modalità di comportamento che portano a un unico drammatico epilogo: l’uccisione di una donna.

Solo nel 2018 sono state uccise 142 donne in Italia e dal 2000 ad oggi sono più di 3.230.

La maggior parte delle uccisioni avviene in ambito familiare e nelle relazioni di coppia.

I casi riscontrati hanno evidenziato maltrattamenti, stalking e minacce precedenti all’atto finale, le cause principali del movente che portano all’uccisione sembrano inizino dalla gelosia e dal possesso.

La storia delle donne allo stesso tempo non è da sottovalutare, in Italia fino al 1947 vi era la disparità di genere, il 24 marzo del suddetto anno venne approvato l’articolo 3 della Costituzionale Italiana che proclama l’uguaglianza di sesso di fronte alla legge. 

Nel 1950 viene emanata la legge della tutela fisica della madri lavoratrici.

Ma il cambiamento più grande avviene successivamente al referendum sul divorzio avvenuto nel 1974, l’abolizione del delitto d’onore solo nel 1981.

L’articolo riferito al delitto d’onore recitava :

Codice Penale, art. 587

Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

L’articolo mette in evidenza l’onore del marito, o comunque il personaggio maschile del nucleo familiare e successivamente quello della famiglia.

Indi per cui lo stato d’ira dell’uomo che portava al conseguente omicidio, veniva giustificato nel caso in cui vi fossero della attenuanti, come illegittima relazione carnale ovvero tradimento da parte della moglie, figlia o sorella.

La sanzione attribuita all’uomo era diminuita nel caso in cui vi fossero presenti queste attenuanti.

Tale legge immorale e incivile fu abrogata solo negli anni ‘80.

Oggi il problema del femminicidio è stigmatizzato attraverso i più importanti mezzi di comunicazione,

è grande, grave, evidente e apparentemente irrisolvibile.

L’argomento è diventato degno di nota e si svolgono anche delle manifestazioni in merito, ma parlarne non basta, serve cambiare la mentalità. Le donne continuano ad avere paura a parlarne, molte che subiscono la violenza non riescono a denunciare l’accaduto, può iniziare con uno schiaffo, una spinta e lentamente si trasforma fino ad arriva all’omicidio.

Violenza non è solo quella fisica è anche quella psicologia, dei complimenti troppo pesanti, non richiesti, non voluti, le battute sessiste sono violenza, anche le parole feriscono, hanno un peso.

La nostra società, il mondo intero, ha un grosso problema.

Manca storicamente il rispetto per l’altro, l’altra, il diverso, le donne, le persone portatrici di handicap fisici o mentali, le persone anziane.

È solo un problema di educazione civica?

È solo un problema legato a dei retaggi storici?

Oppure sono io, sei tu che leggi, portatore di comportamenti disumani?

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