LIVORNO- LA PRIMA CITTA’ ITALIANA AD ABOLIRE LA PENA DI MORTE

La storia che fa da cornice alla città di Livorno inizia intorno al 904 d.C.
Livorno nacque come un piccolo villaggio di pescatori che si affacciava sul Mar Ligure, a pochi chilometri dalla rinomata Pisa.
La città di mare rimase ai margini della storia fino a quando una catastrofe naturale insabbiò totalmente l’ex porto Pisano costringendo i pisani a trovare un’alternativa per continuare gli scambi marittimi e portare avanti il commercio. 
Nei primi del 900 La Repubblica di Pisa realizzò il primo faro e successivamente le mura intorno alla città. Il porto di Livorno suscitò da subito molto interesse ai genovesi e ai fiorentini e furono proprio quest’ultimi, dopo un colpo di mano, a riuscire ad accaparrarsi il fiorente scalo marittimo con il tramontare della Repubblica pisana nel 1421.
Grazie ai Medici, a Livorno, intorno al 1500, vi fu un’esplosione demografica e commerciale, e con Cosimo I, granduca di toscana, riuscirono a trasformare quella che era una città di pescatori in uno dei porti più grandi del Mediterraneo. 
Successivamente Cosimo I diede l’incarico al figlio Francesco I di costruire una “città ideale”, con un forte senso dell’urbanistica, una città fortezza, per resistere agli attacchi dei Saraceni e dei Mori.
Quello che però caratterizza in particolare Livorno sono le Leggi Livornine e il così detto porto franco, con l’aiuto di Ferdinando I, fratello di Francesco I. 
Queste leggi prevedevano la concessione di immunità, privilegi ed esenzioni ai mercanti, di qualsiasi provenienza, ma non solo. Le leggi garantivano anche, e soprattutto, libertà di culto, di professione religiosa e politica. Chiunque fosse stato ritenuto colpevole di qualsiasi reato (con alcune eccezioni, tra le quali l’assassinio e la falsa moneta) aveva garantita libertà di accesso a Livorno.
In breve tempo divenne una città cosmopolita, tollerante, multirazziale e multi religiosa.
Con l’ascesa dei Lorena si verificò un’ulteriore espansione commerciale e mentale.
Con la forte tolleranza che caratterizzava la cittadina livornese venne pubblicato per la prima volta in Italia, inizialmente in maniera anonima, un libretto “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria nel 1764.
È il testo che più denota l’illuminismo italiano, dichiarando che la pena di morte era diventata più uno spettacolo che una vera pena da infliggere ai cittadini. 
Nel 1765  Leopoldo succedette a Francesco II di Lorena e nel 1786 venne abolita la pena di morte. 
Livorno fu la prima città Italiana ad abolire la pena di morte.
In seguito la Toscana fu la prima e l’unica regione in Italia ad avere un proprio codice penale abolendo ufficialmente la pena di morte nel 1859.
Con l’avvento di Ferdinando II nel 1796 la città venne occupata dai Francesi, dagli Spagnoli e poi dagli Inglesi.
Finiti i granducati, la parte commerciale e marittima della città venne portata avanti dal Cantiere Navale Orlando.
Il 1900 è per Livorno un fiorire di progetti di notevole valore architettonico ed urbanistico: dagli eleganti stabilimenti termali e balneari, alla funicolare per il Santuario di Montenero, alla nuova stazione ferroviaria. Vennero inaugurati nuovi teatri e rinnovato l’intero assetto del centro storico.
Il 21 gennaio 1921 nacque a Livorno il Partito Comunista Italiano (PCI), come Partito Comunista d’Italia, dalla scissione della corrente di estrema sinistra del Partito Socialista Italiano , guidata da Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, che abbandonò la sala del Teatro Goldoni, dove si svolgeva il XVII Congresso socialista, convocando un congresso costitutivo presso il Teatro San Marco.
Con la seconda guerra mondiale, Livorno cambiò sostanzialmente per via dei bombardamenti, la città subì terrificanti devastazioni che provocarono centinaia di morti.
Al termine della guerra la zona livornese risultava tra le più danneggiate d’Italia.
La ricostruzione durò molti anni e cambiò inevitabilmente l’immagine della città.

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