LO SVILUPPO DELLE STRUTTURE BALNEARI

Le strutture balneari stabili si svilupparono successivamente, verso la fine del ‘700, con il concetto del rapporto diretto del fruitore con il mare bypassando quindi l’arenile per cui si passava dalla terraferma, mediante una passerella in legno, sino alla struttura di ospitalità alle volte anticipata da uno spazio scoperto di relazione. Una organizzazione e gerarchia ben definita, stabilita e divenuta in breve una tipologia in grado di fare il giro del mondo.

All’ingresso della struttura, dopo l’accettazione e controllo, l’organizzazione dei percorsi rispecchiava la riservatezza del momento e pertanto si distinguevano nettamente i percorsi adibiti agli uomini e quelli per le donne.

I percorsi si sviluppavano secondo una successione di funzioni e spazi per cui lo spogliatoio, la zona degli accappatoi, qualche salottino di relazione e ancora percorso su passerelle e scale di accesso all’acqua; il rientro seguiva lo stesso indipendente percorso disto dall’altro sesso.

Le strutture più eleganti, borghesi e di alta qualità avevano molte altre attività complementari sia sotto l’aspetto salutistico (sale massaggi e/o ambulatori per cure mirate) che ludico (sale giochi, biliardi ecc) ma anche negozi, sale lettura, bar e ristoranti.

La presa economica di questo fenomeno portò ben presto al “consolidamento” di queste strutture passando dall’uso del legno a quello di materiali considerati all’epoca più affidabili come il ferro molto dopo il cemento armato.

Una evoluzione che ha riguardato tutto il panorama nazionale e internazionale di questo settore pur mantenendo in alcuni casi la tradizione dell’uso del legno soprattutto nei paesi dove questo materiale lo si trova facilmente e a buone condizioni economiche (paesi nordici e America).

L’allargamento della pratica balneare in seguito determinò anche un nuovo rapporto con l’acqua: si perse la funzione primaria salutistica e terapeutica e si diffuse sempre più l’aspetto ludico diventando soprattutto un momento di svago e di piacevoli rapporti sociali. I luoghi di villeggiatura si riempirono di gente comune e gli operatori dell’industria turistica si resero conto che era più vantaggioso lavorare per molti utenti, anche se non dotati di una grande capacità di spesa, piuttosto che per pochi abbienti; inizia pertanto a prendere forma un nuovo filone e settore dell’industria “Turismo”, che si svilupperà velocemente che è il fenomeno del turismo di massa.

La moda dei bagni al mare non fu presa in considerazione, in Italia, poiché la loro immagine veniva associata a quella dell’acqua fredda riportata sugli articoli di stampa straniera dell’epoca. Le coste italiane iniziarono ad aprirsi a questo turismo con la scoperta del mare in inverno, ma la pratica dei bagni diventò centrale solo successivamente, con una trasformazione culturale, scientifica ed estetica che modificò l’immagine del Mediterraneo valorizzando le qualità terapeutiche del sole.

Alla fine dell’Ottocento la diffusione delle sabbiature e della talassoterapia aprirono la strada alla formazione di un legame più profondo tra il villeggiante e la spiaggia la quale, solamente durante il Novecento, cominciò a strutturarsi e a riempirsi di vita.

In Italia come abbiamo visto, lo stabilimento balneare veniva costruito sull’acqua con strutture a palafitta, mentre la spiaggia era ancora completamente priva di attrezzature e di servizi e si offriva unicamente come spazio adibito alle passeggiate e alla vita di relazione.

Molte le località che a metà dell’ottocento iniziano a impegnarsi e a sviluppare questo segmento di turismo e alcune di queste investendo direttamente risorse pubbliche; investimenti importanti ma anche di poco impegno come per esempio Cervia dove il municipio realizza e mette a disposizione dei propri cittadini e avventori delle cabine spogliatoio distribuite sulla spiaggia gratuitamente determinando in questo modo lo sviluppo di massa del fenomeno abbattendo gli steccati sociali che esistevano al momento.

L’azione di stimolo e di valorizzazione dei luoghi per radicare una comunità e dare un indirizzo economico è un preciso impegno di chi amministra e in quel caso, ma a seguire in molte altre località della Romagna, ha determinato un nuovo mondo di praticare il mare, ha caratterizzato la zona e ha specificato la vocazione di un territorio sul quale fondare la propria economia.

Il seguito è stata una continua evoluzione di esperienze, iniziative, realizzazioni e marketing che hanno portato al consolidamento di queste attività sempre più specificate e specializzate che hanno fatto della riviera romagnola non solo un punto di riferimento per il settore ma una fucina e laboratorio formando e indirizzando tutto il settore balneare italiano e non.  

In Italia, così come lo sarà per Marina, lo stabilimento balneare era costruito sull’acqua con strutture a palafitta, mentre la spiaggia era ancora completamente priva di attrezzature e di servizi e si offriva unicamente come spazio adibito alle passeggiate.

I modi di comportarsi e vestirsi cambiarono completamente la  frequentazione dei lidi marini; l’immagine del mare in cui nuotare e della spiaggia in cui abbronzarsi si impose come nuovo modello di turismo balneare. Negli anni a seguire, con il mito dell’abbronzatura, la spiaggia assunse il ruolo centrale della vita balneare, quale spazio appropriato e opportunamente organizzato per esporre il proprio corpo al sole.

Nella nostra zona, e quindi a Marina, dapprima non è stata colta questa occasione mancando, ad esclusione dell’iniziativa della famiglia Ceccherini e pochi altri, una struttura presente e organizzata di offerte ma in parallelo l’Amministrazione si è adoperata per la “fondazione” del quartiere mettendo in evidenza pubblica la cessione gratuita dei primi lotti di terreno edificabile approntando un disegno geometrico del nuovo paese di Bocca d’Arno (in alcune occasione chiamato Boccadarno) nel 1872 a cura dell’ing. Francesco Bernieri.

 

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