TUTTO PER UN SORRISO

Vi siete mai chiesti quanto potere possa avere un semplice sorriso? Quanta allegria e buonumore è
capace di sprigionare? Quanto può far bene incontrare qualcuno per strada, anche solo uno
sconosciuto, e sorridergli ed essere magari ricambiati?
È contagioso, salutare, liberatorio.
Forse non tutti lo sanno, ma è scientificamente provato che il riso è un vero e proprio toccasana per
il nostro organismo e la nostra salute: ridere, infatti, stimola le ghiandole surrenali, che producono
cortisolo, un ormone che regola la risposta allo stress, ad emettere beta-endorfine – delle sostanze
fisiologiche con una forte attività eccitante ed analgesica che esercita sul corpo umano un effetto
anestetizzante simile alla morfina e alle sostanze oppiacee. Il riso, inoltre, è uno di quegli
ingranaggi in grado di mettere in moto l’intera “macchina” umana: il cuore e la respirazione
accelerano i loro ritmi standard; la pressione arteriosa diminuisce; la temperatura della pelle si alza;
i muscoli si rilassano.
In un tempo poi in cui questi meravigliosi sorrisi non si possono vedere se ne riscopre e comprende
ancora di più il loro incomparabile valore. Sì, perché possono essere coperte e nascoste le nostre
bocche, ma non c’è niente al mondo che possa debellare gli effetti creati da un sorriso o quella
inconfondibile luce che accende occhi e volti.
Queste onde di positività e benessere che si propagano nell’aria sono ben conosciute dagli
Strafigococchi, il gruppo di clown-dottori della “città più storta d’Italia” – così come amano
definirsi – che ha deciso di fare del sorriso la propria carta vincente per migliorare l’umore
altalenante di chi cerca di affrontare con coraggio le sfide che la vita gli ha posto davanti. Ciascuno
di loro, almeno una volta durante i servizi, ha sperimentato in prima persona «la magia di un sorriso
donato che misteriosamente arricchisce anche chi il naso rosso lo indossa e questo accade perché,
come in ogni forma di volontariato, il dare viene sempre controbilanciato dal ricevere».
L’idea di portare la clownterapia anche a Pisa – ci raccontano – «è nata nel 2013 da un gruppo di
studenti di medicina iscritti al SISM (Segretariato Italiano Studenti di Medicina) di Pisa durante uno
dei tanti pomeriggi di studio. Tra questi c’era Camilla, in arte CHICCHIRILLÒ, una ragazza che aveva
già fatto esperienza di clownterapia con il gruppo dei “Libecciati VIP” di Livorno. Li contattò e
loro furono molto felici di farci da formatori e di darci una mano a far decollare questo progetto che
si è inserito nell’ambito dei progetti dell’area SCOME (quella che si occupa di educazione medica)
del SISM». Un gruppo di giovani volontari insomma che ha voglia di sperimentare, raccontare,
donare, scoprire e scoprirsi, il tutto ravvivato da un sorriso stampato sul viso, un naso rosso e quel
ventaglio di colori e vivacità che solo un clown sa e può creare. C’è un mantra al quale questi
ragazzi cercano di tener sempre fede, una formula magica composta da tre semplici quanto
essenziali parole: «attenzione, cura e tempo liberato». Passione, «premura reciproca», ma anche
tanta dedizione e costanza fanno in modo che la loro «colorata e bizzarra macchina» resti sempre
attiva ed efficiente. Una costanza che li porta a non ritenere mai di essere arrivati al traguardo, ma
ad avere sempre sete di conoscenza e formazione. È per questo che ogni due settimane, la domenica
sera, proprio come ogni “squadra del sorriso” che si rispetti, si incontrano per gli allenamenti in cui,
oltre ad esercitarsi sulle principali tecniche di clownerie (giocoleria, modellazione palloncini, gag
comiche e balli), cercano di accrescere «la sinergia del gruppo stimolando la condivisione, l’ascolto
non giudicante e la fiducia reciproca». Cercano sempre di spingersi un po’ più in là e talvolta,
quando possibile, organizzano delle giornate di formazione ancora più speciali grazie alle quali, con
l’aiuto di professionisti esterni, guadagnano «qualche competenza o conoscenza in più su temi
specifici come l’approccio ludico all’Alzheimer, l’improvvisazione teatrale, lo story-telling, ecc.».

Competenze acquisite che poi sfruttano direttamente sul campo. Affiancati dai “Libecciati” di
Livorno, infatti, che sono stati i loro mentori, hanno mosso i primi passi presso l’Istituto di
neuropsichiatria infantile IRCCS Fondazione Stella Maris di Calambrone, ma da allora non si sono
più fermati e di strada ne hanno fatta, arrivando ad essere operativi anche all’interno della R.S.A.
Cottolengo “Piccola Casa della Divina Provvidenza” di Pisa.
Ai bambini, di solito, propongono giochi strutturati in grado di coinvolgere tutti, indipendentemente
dalle loro disabilità, che facciano magari divertire anche qualche genitore, ma molto spesso accade
che la spontaneità e la fantasia dei bambini prendano le redini in mano e li portino in mondi
avventurosi a vivere storie sempre nuove e avvincenti. Con gli anziani, invece, sono i racconti che
diventano i «fedeli alleati» di questi giovani e intraprendenti clown: «per conquistare l’attenzione
degli ospiti» – continuano gli Strafigococchi – «spesso diventiamo protagonisti di favole, leggende
popolari o momenti storici per loro ben noti e che cerchiamo di interpretare con la comicità fluida
del clown. Le storie, quindi, si arricchiscono di mimi, canzoni d’epoca e magari anche un paio di
valzer con qualche nonnino più pimpante!».
Ciò che è davvero stupefacente e ammirevole, oltre all’operato svolto, è che i volontari cercano di
portare anche nel loro quotidiano quell’alone quasi surreale che li avvolge durante i servizi: «nel
momento in cui indossiamo i nostri travestimenti» – sostengono infatti – «ogni cosa può
trasformarsi in qualcos’altro, generando un loop infinito di stupore e novità! Questo sguardo
meravigliato cerchiamo di conservarlo nella vita di ogni giorno, così come cerchiamo di prestare
attenzione al mondo che ci circonda e alle persone che incontriamo con la stessa cura e lo stesso
riguardo usato durante i servizi; una premura discreta che sa ascoltare ma che ovviamente, al
momento opportuno e sempre rispettando i tempi e gli spazi dell’altro, sa divertire e far divertire».
Un lavoro ammirevole quello svolto dai giovani clown pisani: trasformare l’ospedale da luogo
sterile ed austero in un labirinto incantato, fiabesco, dal quale è possibile uscire con un semplice
espediente, la risata che, oltre ad essere foriera di gioia, trasmette sicurezza per aprirsi al mondo
esterno, per stabilire legami solidi e duraturi.
Intrecciare storie, annodare vissuti diversi, legare. È racchiuso tutto qui. Come recitano alcuni versi
di Camilla, in arte TROTTOLA, scritti durante il Corso di Formazione per clown lo scorso novembre,
«lego in cima il palloncino, / lego attenzione al mio vicino. / Lego trucchi di magia, / lego stupore e
nostalgia, / lego cura e comprensione, / lego balli e disinibizione. / Lego il naso al naso, / lego quel
che ho condiviso, / lego quel che ho ricevuto, / lego stare qui seduto. / Lego il gruppo alle mie dita, /
lego impatto ed empatia, / lego fiducia ed armonia, / lego realtà e fantasia».

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