UNA SCUOLA TUTTA DA REINVENTARE – UN TERRIBILE VIRUS BLOCCA IL MONDO INTERO, MA LA SCUOLA NON SI FERMA

«Nel mezzo del cammin della scolastica vita

mi ritrovai per una selva digitale

che l’affollata via era smarrita.»

Un nuovo incipit, un testo tutto da riscrivere, un percorso da riscoprire e un programma interamente da rivisitare. Delle vite totalmente stravolte. Tutto in disordine, affollato, confuso.

Reinventarsi: l’unica e sola parola d’ordine valida. Per non precipitare nel baratro della paura, per restare ancorati, per salvarsi.

Questa la situazione che nell’ultimo mese la cittadina di Pisa, l’Italia intera e il mondo si sono ritrovati a fronteggiare. Un’emergenza sanitaria senza precedenti nella storia del nostro Paese, almeno dal secondo dopoguerra, ci ha completamente travolto. La maggior parte della popolazione vivente non era mai stata toccata da questi fenomeni, erano quasi per tutti solo eventi che avevano contribuito a scrivere le pagine della storia e proprio in quei libri di storia o, al più, in quelli di letteratura se ne era sentito parlare. Esistevano, ne eravamo a conoscenza e avevano colpito una parte di popolazione, ma non ci avevano mai costretto a ridisegnare le nostre tabelle di marcia, a rispettare dure restrizioni per salvaguardare il bene più prezioso che ci è stato concesso: la vita.

Nel dicembre 2019, in Cina, un nuovo virus compare nella città di Wuhan, un coronavirus che causa la malattia battezzata come Covid-19. Ben presto il virus valica i confini della Cina, diffondendosi nelle nazioni limitrofe, e riesce a raggiungere anche l’Occidente e tutti i grandi centri del mondo.

Il 30 gennaio l’OMS dichiara l’emergenza globale.

L’incertezza e l’incredulità hanno inizialmente dominato le scene, poi presto hanno ceduto il posto alla paura e tutto è precipitato. Ma che fare in queste situazioni? Lasciare che la paura ci inghiotta completamente e ci impedisca di continuare i nostri progetti, di ideare, di conoscere? No. Assolutamente.

È la frenesia della nostra routine che si deve fermare, non le nostre menti.

La rielaborazione, in apertura, dei celebri versi che danno inizio al capolavoro dantesco non è stata certo accidentale. Proprio il 25 marzo, infatti, – data in cui, secondo gli studiosi, ha avuto inizio il viaggio di Dante attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso – si è celebrato il Dantedì, la prima giornata nazionale dedicata al Sommo Poeta, istituita lo scorso gennaio dal Consiglio dei Ministri a un anno di distanza dal settecentesimo anniversario dalla morte di Dante. E la relazione tra l’Alighieri e la scuola è molto stretta e solida: è proprio lì, tra le pareti scolastiche, che generazioni di studenti hanno avuto il loro primo approccio, talvolta burrascoso, con il Poeta, che, volenti o nolenti, li ha accompagnati per tre anni. Ma alcune cose si riescono ad apprezzare solo con il senno del poi, con la maturità. Ed è giusto che sia così.

E se non si possono organizzare e svolgere manifestazioni in presentia, ecco allora che ci si ingegna. L’omaggio, infatti, per questo particolarissimo primo anno si è trasferito sulle piattaforme social, quei mezzi modernissimi di comunicazione tanto criticati, ma che sono, ora come ora, l’unico strumento che ci permette di rimanere uniti anche a distanza. Letture, condivisioni di terzine o addirittura lezioni digitali hanno, quindi, inebriato i sensi del mondo computerizzato.

Anche la scuola, di ogni ordine e grado, pertanto, in questo insolito e caotico scenario, dopo un’iniziale legittima esitazione, si è dovuta reinventare. Ecco che, allora, in tempi brevissimi, i professori hanno trovato nuovi metodi di far lezione sfruttando la tecnologia, la scrivania della propria cameretta è divenuta il nuovo banco, la lavagna si è trasformata in uno smart desk, il gesso in un cursore e la classe è divenuta una circonferenza con un raggio un po’ più esteso che abbraccia le case di tutti gli studenti. Piattaforme digitali, quali Google Classroom, per fare solo un esempio, sono state messe all’attivo da docenti e discenti per continuare a tenere vivo l’ambiente scolastico. Un po’ come quando, negli anni Sessanta, il maestro Alberto Manzi entrò nelle case di milioni di italiani grazie ad uno schermo televisivo e si cimentò nell’impresa di alfabetizzare intere “classi” di adulti completamente o parzialmente analfabeti. Perché, in fondo, proprio come recitava il titolo della trasmissione, “Non è mai troppo tardi”.

All’epoca i riscontri e i successivi risultati furono positivi, oggi ancora non lo sappiamo. Ai posteri spetterà la sentenza. Quello che, invece, possiamo sapere è cosa pensano alcuni giovani studenti, coloro che vivono e sperimentano questa nuova didattica.

«Vorrei tornare a scuola perché a casa mi distraggo più facilmente e sono più lenta a fare i compiti. A scuola, invece, grazie alle maestre che ci spronano e ci aiutano quando serve e grazie alla collaborazioni con i miei compagni, sono più motivata» – dice Marta, una bimba di soli 6 anni che frequenta la prima elementare alla scuola “Biagi” di Pisa.

«Non mi piace fare scuola online, preferisco andarci ed è brutto non vedere gli amici» – sostiene, invece, Viola, che di anni ne ha 10 e fa la quinta elementare.

«La scuola mi manca perché non posso vedere gli amici e non posso fare sport» – ci rivela Sarah, una bimba di 11 anni che frequenta la prima media alle “Fucini”.

«La scuola come luogo fisico di sicuro non mi manca, ma ciò che mi manca è la relazione con le altre persone. Con queste video lezioni di sicuro sarà più difficile fare le interrogazioni e le verifiche per i prof, anche perché a volte la connessione va male o salta, però si lavora comunque molto perché spiegano di più e ci danno più lezione» – afferma Marco, un ragazzo di 15 anni che frequenta il Liceo Scientifico “U. Dini”.

«La didattica a distanza rende il materiale fruibile in qualsiasi momento della giornata e stando comodamente a casa, essendo le lezioni registrate, ma allo stesso tempo non permette, almeno non appieno, lo svolgimento di alcune attività quali quelle laboratoriali o le lezioni seminariali. I professori, ad ogni modo, sono sempre molto disponibili a chiarire qualsiasi nostro dubbio» – afferma, infine, Anna Teresa, una studentessa di Conservazione ed Evoluzione dell’Università di Pisa.

Al di là delle diverse fasce d’età e dei diversi gradi e ordini di istruzione, c’è un filo rosso che accomuna i pensieri di tutti questi giovani studenti: il soffrire la mancanza delle relazioni interpersonali. Perché la scuola è tale proprio in quanto luogo dove si coltiva la relazione umana, dove ci si confronta, ci si scambia ciò che abbiamo da offrire all’altro e si cresce.

«[…] ogni nuovo mattino uscirò per le strade cercando colori», diceva Cesare Pavese in una delle sue poesie. E allora cerchiamoli anche noi questi colori, non per le strade della metropoli, della città, del paese che ci accoglie, ma tra le vie più inesplorate della nostra anima. E usiamoli per dipingerci di positività, di buon umore, di forza.

Lo stesso Dante, a ben pensarci, con il suo capolavoro ci ha insegnato proprio questo: dopo aver superato i più contorti abissi dell’Inferno, si passa per i viottoli del Purgatorio per poi giungere finalmente fra le dorate vie del Paradiso. Perché in questo giardino silente – quale Pisa, la Toscana, l’Italia intera è oggi – tornerà a sbocciare il più incantevole dei fiori.

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