CALAMBRONE: LA CITTà DEI FIGLI DELLA LUPA E DELLE PICCOLE ITALIANE

Durante l’epoca fascista, più precisamente negli anni ‘30, al Calambrone, nome che alcuni storici ritengono derivi da Cala Labronis per il presunto tempio situato nelle colline o da Labronis cioè riva del mare, nacquero molti edifici denominati “Colonie Marine” che rappresentano la testimonianza architettonica di quel periodo.

Questi edifici si dedicavano ad ospitare nel periodo estivo molti bambini e bambine, non solo italiani ma anche di vari paesi come Inghilterra, Francia, Austria e Romania. 

Tra questi complessi architettonici si estendeva una linea ferroviaria, ormai scomparsa, che collegava le colonie con Pisa e Livorno. 

La prima costruzione fu La Colonia Firenze: edificata tra il 1931 ed il 1932 composta da una serie di padiglioni disposti “a pettine” perpendicolari al litorale e raccordati da un corpo longitudinale a est.

Seguita successivamente da molte altre come:

  • Colonia Principi di Piemonte : progettata da Paolo Baldi Papini e costruita tra il 1932 ed il 1933, struttura con forti richiami classici. 
  • Colonia Vittorio Emanuele II: 1934 ed il 1938 su un progetto di Steffanon che decise di creare una planimetria fortemente simbolica, conserva la forma di un bambino che tende le braccia verso il mare, riproducendo un famoso manifesto dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia diffuso in tutto il paese come supporto alla campagna di sanificazione dalla tubercolosi.
  • Colonia dei Fasci Italiani all’Estero: 1934 ed il 1935 costruita dagli architetti Giulio Pediconi e Mario Paniconi.
  • Colonia Rosa Maltoni Mussolini: la più conosciuta rispetto alle altre e immortalata nel film “tutti a casa”. Il progetto per la costruzione fu realizzato da Angiolo Mazzoni, noto architetto e ingegnere italiano tra i maggiori progettisti di edifici pubblici dell’epoca, intorno agli anni trenta e inaugurata nel 1933. Mazzoni prende spunto dall’architettura futurista e metafisica. Il nome della Colonia è dedicato alla madre di  Benito Mussolini e per questo la planimetria dell’architetto vuole volutamente raffigurare l’abbraccio di una madre verso il proprio figlio. Questa colonia riusciva a contenere fino a 400 bambini, prevalentemente i figli dei dipendenti delle Poste e delle Ferrovie di tutta italia per i mesi estivi mentre per i mesi invernali la colonia restava aperta ad uso scolastico elementare. 
  • Colonia Regina Elena: di Ghino Venturi per conto di Spedali Riuniti, la struttura ricorda l’impostazione monumentale di Marcello Piacentini. Da poco è stata trasformata in un villaggio vacanza.

Ogni edificio ha in comune la vicinanza verso la spiaggia, il rapporto con il mare è quindi intimo e diretto senza confini o separazioni. 

All’inaugurazione del progetto erano presenti Guido Buffarini Guidi e Costanzo Ciano che riuscirono a mettere da parte la forte rivalità che li animava per la creazione di questa idea; trasferendo questa opera nata sulla costa romagnola a quella tirrenica. 

La durata di queste strutture fu di vita breve, successivamente alla seconda guerra mondiale, intorno al 1950, la zona venne lentamente abbandonata e lasciata cadere in degrado. Le colonie, che noi siamo stati abituati a vedere in rovina, ai tempi erano abitate da moltissime persone: da bambini e bambine che ogni giorno occupavano le spiagge, si dilettavano in giochi, esercizi ginnici con le loro divise e sottoposti a visite mediche periodiche, da suore, insegnanti, cuochi, donne e uomini  in divisa bianca che tenevano ordinata la struttura.  

I grandi saloni che abbiamo visto spogli e maltenuti erano i luoghi dedicati al pranzo o alle cene e alle stanze dei giochi. 

Queste colonie dagli anni 2000 sono in fase di recupero da parte del comune per il rilancio della zona attraverso la costruzione di nuove palazzine e strutture commerciali.

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