CIO’ CHE SO IO, SAPRAI TU

Due ragazzi e il sogno rivoluzionario di una scuola per tutti

1° ottobre 1963.
57 anni, 684 mesi, 20820 giorni. Questo il tempo trascorso da una data, un evento che ha stravolto le sorti della scuola italiana.
Scuola media unificata, gratuita e accessibile a tutti. Da oggi si può.
Può sembrare uno slogan, di quelli che si trovano sui cartelli pubblicitari in giro per la città, eppure è pura ventata di aria fresca, innovazione, rivoluzione.
Approvata dal Parlamento nel dicembre del 1962, la legge che istituiva la scuola media unica dell’obbligo fu addirittura considerata «il più importante intervento riformatore nel settore scolastico dalla Costituzione in poi»; essa portava l’obbligo scolastico al quattordicesimo anno di età, accorpando appunto in un’unica scuola tutte quelle successive alla scuola elementare (scuola media così come era strutturata in precedenza, scuola di avviamento professionale, corsi inferiori degli istituti d’arte e dei conservatori musicali e il terzo ciclo delle scuole elementari – classi sesta, settima e ottava).
È un ferreo principio democratico che risuona in questa svolta innovativa: innalzare il livello di istruzione dei cittadini, consolidare il senso civico di ognuno e rafforzare la capacità di partecipazione attiva alla vita sociale e culturale per poter contribuire al suo miglioramento.
Una nuova rinascita su tutti i fronti. Fu questo che produsse la fine degli anni Sessanta con tutti i più grandi movimenti di protesta, le contestazioni studentesche e le radicate ideologie politiche, sociali e religiose che finalmente cambiavano. E la scuola non fu da meno: dopo anni, ebbe la forza di risvegliarsi e da selettiva come era sempre stata passò ad essere orientativa.
Una grande e travolgente ventata di novità, si è detto dunque. Ma come fu affrontata dai ragazzi che vissero in quegli anni e che, proprio a scuola, stavano cercando di costruire la loro identità e il loro futuro?
A svelarcelo sono le voci, i pensieri e le speranze di due ragazzini di 12 anni, Elmo e Maria, protagonisti del libro Dimmi quello che non so. Scritto da Luisa Mattia, una tra le più apprezzate autrici contemporanee per ragazzi e autrice di Melevisione, con illustrazioni a cura di Otto Gabos, il libro è la sesta uscita della collana Rivoluzioni, ideata e curata da Teresa Porcella, edita da Libri Volanti, casa editrice facente parte del gruppo editoriale Le Impronte.
A Roccascura, agli inizi degli anni Sessanta, la scuola non era certo un luogo così accogliente e facilmente accessibile a tutti. Lo sa bene Elmo, che frequenta la V elementare in una pluriclasse che un tempo era una stalla e che una mattina ritrova tutti i suoi pennini spuntati. Chi mai può avergli fatto un dispetto simile? Elmo non se ne capacita, ma ben presto scopre che a compiere il misfatto è stata una sua coetanea, Maria, una ragazzina che vorrebbe solo «fare la scuola», ma che è impossibilitata a farlo a causa di un padre violento e una situazione familiare piuttosto precaria e complessa. Colpito da questa storia a suo avviso paradossale e presosi a cuore il destino della sua
nuova amica, Elmo decide di aiutarla perché «a lui questo fatto che le cose devono rimanere come stanno non gli andava giù. Perché lo sapeva che non era vero. […] Un piano non ce l’aveva ma una cosa la sapeva bene: a Maria non la poteva lasciare ignorante!».
Alla fine, si ingegna e una soluzione riesce a trovarla: studieranno insieme, di notte e di nascosto da tutti.
«Io vengo quando è ancora notte e tu mi fai la scuola che il maestro ha fatto a te? – chiese Maria, incredula.
Sì, era proprio quello che aveva in mente Elmo.».
È così che, tra mille difficoltà, i due ragazzini ci riescono e cambiano le sorti del loro futuro, diventando artefici e protagonisti di una vera e propria rivoluzione. Insieme riusciranno a superare l’esame finale e a proseguire anche i loro studi, con tenacia si conquisteranno il diritto di imparare.

«Gran lavoratore! – ripeteva il maestro ai genitori. – può andare perfino alle medie! – e poi non diceva niente più, perché già gli sembrava una cosa grossa pensare alla scuola media.
Ed era una cosa grossa. Raffaele s’era informato e succedeva, in quell’anno, che a Roma scrivevano una legge che diceva: tutti i bambini, ma proprio tutti, devono andare a scuola e imparare il più possibile, fino alla terza media! Perché fino ad allora, i figli dei poveri finivano con la quinta e poi lavoravano, magari. Comunque, alle medie non ci potevano arrivare perché studiare costava.».
Dimmi quello che non so è una richiesta d’aiuto, un’implorazione, una supplica che racchiude in sé tutta la disperazione intrecciata a desiderio, aspettative, speranza. È una confessione, una delle più intime che si possano fare, ed una resa. Perché Maria decide di deporre la sua corazza e di affidarsi completamente nelle mani di Elmo. Ed Elmo, dal canto suo, scopre la bellezza del solidarizzare, dello spendersi per l’altro in nome di un principio universale, di una causa comune.
Un libro che ha tanto da insegnare e che ci induce alla riflessione. Una riflessione obbligatoria per conoscere ciò che è stato, apprezzare i privilegi di cui possiamo godere oggi e farne tesoro.
Un libro introspettivo che sprona a guardarsi dentro per suggerire di far prevalere sempre la parte buona del nostro ego.
Da leggere, decisamente.

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