CRONACHE DI UN’ APOCALISSE

Dopo i tragici incendi che hanno colpito la foresta Amazzonica e la Siberia, adesso è il turno dell’Africa.

La savana sta andando a fuoco, le terre arse in Africa rappresentano il 70% dell’area bruciata al mondo.

La causa sono le pratiche agricole e zootecniche primordiali, prima della stagione delle piogge i campi vengono bruciati affinché la cenere fertilizzi il terreno privato dei nutrienti.

Negli ultimi giorni abbiamo sentito parlare  dell’Amazzonia e delle critiche contro Bolsonaro che  dopo giorni di negazione alla fine ha accettato il supporto finanziario per gestire gli incendi.

Anche la Siberia è bruciata, milioni di ettari di boschi, di uno dei posti più verdi del mondo, distrutti. 

Ma non sono le uniche, anche la foresta pluviale del Congo rischia di essere colpita da incendi indomabili, come gia successo nel 2016.

Vi abitano milioni di indigeni e specie animali e vegetali, immagazzina inoltre 115 miliardi di tonnellate di  CO2 equivalenti all’emissione di combustibili fossili prodotti dagli Stati Uniti in 12 anni ed  ha un ruolo fondamentale per il clima del Pianeta. Gli agricoltori bruciano perché è  più economico di ogni altra soluzione per il riutilizzo dei campi.

Il surriscaldamento globale non aiuta perché con l’aumento della siccità stanno diminuendo le terre fertili.

Vengono richiesti interventi tempestivi in Africa, per evitare di compiere nuovamente l’errore degli ultimi due polmoni verdi del mondo, Amazzonia e Siberia, prima che sia troppo tardi e il danno ambientale e climatico sia irreparabile.

Anche l’Italia brucia, dall’inizio del 2019 sono divampati 251 incendi, 20.395 ettari, è uno dei paesi del mediterraneo con più incendi boschivi.

Mancano interventi di pronto spegnimento, l’incendio brucia ma non danneggia totalmente la foresta e per questo motivo sono più frequenti incendi sulla stessa superficie bruciata precedentemente.

Il 60% di questi incendi sono causati da piromani ma anche il grande clima secco degli ultimi tempi e i forti venti non hanno aiutato ad evitare questi disastri.

Utilizzare le risorse idriche in modo idoneo e ponderato giocherebbe un ruolo fondamentale per evitare i roghi.

Per ricostruire i boschi andati in fiamme servono 15 anni e ne segue danni all’economia e all’ambiente, e la ricostruzione non equivale alla rigenerazione della maturità di un bosco, per quello posso servire fino a 200 anni.

Per combattere i cambiamenti climatici e la deforestazione in Etiopia pianteranno 4 miliardi di alberi,  circa 40 alberi per ogni cittadino, per trasformare ambienti degradati in ecosistemi funzionali.

Questa operazione costerà circa 550 milioni di dollari e saranno necessari molti volontari affinché ogni albero sia piantato.

Il cambiamento climatico è reale, l’uomo è cosciente della sua anima distruttiva, abbiamo modificato la terra e adesso per sopravvivere dobbiamo modificare noi stessi, il nostro stile di vita, siamo già ad un punto di non ritorno.

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