Dallo studio alla galleria: l’arte contemporanea si mostra nel cuore di Pisa

Abbiamo intervistato Delio Gennai, artista e gallerista pisano, che proprio nel cuore di Pisa ha aperto ormai ben trent’anni fa la sua galleria personale. Delio, dapprima pittore e poi espositore promuove l’arte contemporanea all’interno del centro cittadino ed è un punto di riferimento per tutti coloro che desiderano esporre le loro opere artistiche. Da sempre osservatore attento della realtà e artista non convenzionale, nel 2019 allestisce una mostra realizzata da giovani talenti che suscita la curiosità dei principali media locali.
Ciao Delio, ci racconti chi sei?
“Sono diventato gallerista circa trenta anni fa prima facevo soltanto l’artista. Quando mi fanno questa domanda mi imbarazzo sempre perché all’inizio volevo solo fare il pittore e mai avrei pensato di fare anche il gallerista. La galleria è nata o è meglio si adattata allo studio dove un tempo dipingevo. Io nasco come pittore perché all’epoca la cosa più semplice da riconoscere era la pittura. Poi il mio lavoro è cambiato e il cambiamento è avvenuto negli anni 80′ con la visita alla Chiesa dei Cavalieri dove ho incontrato gli stendardi, una collezione di novanta pezzi originali predati dai cavalieri di Santo Stefano.
Questo lavoro dapprima molto strano mi ha incuriosito a poco a poco perché era fuori dai nostri canoni artistici e mi ha intrigato molto la scrittura cufica che vedevo rappresentata, mi dava l’impressione ci si trovasse davanti a dei labirinti e per questo ho provato fin da subito a riprodurli. E’ stato un lavoro folgorante. Senza dubbio quello che ha rappresentato una svolta nel mio percorso anche perché a farmi innamorare di questi reperti è stata la loro rovina, il loro essere soggetti logori. Avendo studiato Storia dell’arte ho capito subito che era necessario non perderli definitivamente ma anzi recuperarli. Andavo cosi in chiesa, facevo degli schizzi e poi tornavo nel mio studio dove cercavo di rifarli. All’inizio è stato fondamentale essere fedeli ai reperti, avevo bisogno della loro esattezza”.
Sappiamo che l’arte classica ha influenzato il tuo percorso ma cosa ti ha spinto ad aprire la tua galleria?
“Avevo da poco tempo uno studio nuovo, in via dell’occhio, qui a Pisa. Lo studio era completamente rinnovato e in molti mi suggerivano di allestirci delle mostre così per gioco ho provato e sono stato anche molto aiutato. Questo studio ha incuriosito anche i pisani stessi che a poco sono venuti e hanno passato la parola ad altrettanti cittadini. Gli eventi si sono così susseguiti ma senza nessuna programmazione. Le persone venivano, guardavano e poi ne parlavano. Ci ha dato molta soddisfazione tutto questo. Io non pensavo di poter mai aprire una galleria personale ma
posso dire che questa mi ha aiutato a stabilire molte relazioni con le persone. Con alcune addirittura si parlava anche dei loro problemi. Io mi confrontavo con loro e loro si sfogavano con me. Non è facile avere una galleria perché comporta molti sforzi e sacrifici ma devo dire che l’idea mi è piaciuta fin dall’inizio e mi ha arricchito molto”.

Sappiamo che nel 2019 c’è stato un evento importante: una mostra degli studenti del liceo che ti ha molto entusiasmato e ti fatto salire all’onore delle cronache. Puoi raccontarci qualcosa in più?
“Nel 2019 c’è stato un evento particolare dedicato agli studenti del Liceo artistico perché il professore Martini, che insegnava proprio al Liceo, mi aveva invitato a collaborare con lui. Insieme a lui dovevo occuparmi di gestire e tenere un corso libero dedicato all’arte e alla nascita dell’arte. Lo studio dell’arte a scuola è importante ma uno studio specifico relativo all’approccio e alle varie tecniche è difficile che si faccia. Sono nozioni che magari si apprendono solo entrando dentro le accademie e allora con il professore avevamo deciso di realizzare un corso che potesse dare agli studenti alcuni dettagli più specifici alla loro formazione. Dal corso dovevano poi uscire delle opere che sarebbero poi state mostrate nei giorni successivi alla conclusione del corso. Ammetto che i lavori dei ragazzi mi hanno colpito fin da subito e allora con il loro accordo ho deciso di realizzare una vera e propria mostra. Volevo rendere merito al loro impegno e alle loro capacità e un’esposizione di pochi non li avrebbe aiutati a valorizzarsi. Ho deciso così di allestire le loro opere qui nel mio studio rendendole accessibili a tutti.
Il risultato finale ci ha poi sorpreso perché in molti tra giornali e televisioni ne hanno parlato e non ce
l’aspettavamo e questo, possiamo dire, che ci ha veramente inorgoglito”.

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