IL WEB? CI SERVE QUANDO LO USIAMO CON CONSAPEVOLEZZA

Parla lo psicologo Andrea Guerri che avverte “Il web ci aiuta ma non deve diventare una dipendenza”.

Durante la prima fase del lockdown a seguito dell’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro Paese abbiamo intervistato lo psicologo Andrea Guerri e a lui abbiamo chiesto quali effetti poteva comportare un uso smodato della tecnologia. La chiusura forzata delle persone all’interno di spazi circoscritti e l’annullamento fisico di qualsiasi tipo di relazione sociale ha infatti indotto molti di noi a ricorrere al web per mantenere le proprie relazioni sociali e lavorative ma anche e sopratutto per ingannare il tempo a disposizione. Ci siamo chiesti allora se questo continuo e costante ricorso al virtuale portasse con sé aspetti negativi e conseguenze. Lo psicologo ci ha risposto e allo stesso tempo ci ha avvertito: “il web ci serve ma non deve toglierci le nostre libertà”.
Ciao Andrea, parliamo di tecnologia “sana”. Che consiglio ti senti di dare per riuscire a mantenersi attivi e avere una buona intelligenza emotiva anche e soprattutto durante questo periodo?
“Per fortuna il momento più difficile della quarantena sembra essere passato ma in tutti noi ha lasciato degli strascichi in questi mesi così difficili. Siamo abituati poco a valutare gli effetti di questa situazione sulle persone proprio perché è stato un evento straordinario che non si è mai verificato nei tempi recenti quindi non eravamo preparati a gestire una situazione del genere. Passato un primo momento di entusiasmo, poco per volta ci siamo accorti che la deprivazione di libertà e di stimoli sociali ha cominciato a pesare e ha cominciato a rappresentare davvero un problema. Molte persone hanno perso il ritmo sonno- veglia oppure hanno perso un ritmo di produttività. Ancora siamo in una fase particolare e speciale e in queste fasi l’indicazione principale è quella di stabilire delle nuove routine o delle nuove abitudini. E’ necessario cercare di cadenzarle in modo molto preciso perchè la disponibilità di tempo e la riduzione di stimoli dall’esterno possono farci scivolare in una specie di letargo in cui poi diventa difficile riprendere la nostra quotidianità. Esperienze come quelle che abbiamo vissuto e stiamo vivendo sono simili a quelli degli astronauti o a quelli degli speleologi che vivono situazioni in cui la loro libertà e i loro stimoli sociali sono drasticamente ridotti. Laddove è possibile sarebbe utile poter stare all’aria aperta e
godersi la luce del sole sempre chiaramente nel rispetto delle regole.
Un altro importante fattore sono le relazioni sociali. Si è visto come molte persone specie quelle che vivono in isolamento o solitudine presentino conseguenze peggiori soprattutto sull’umore. In questo senso è venuta molto in aiuto la tecnologia che ci ha permesso di rimanere in contatto con le persone care facendoci ridurre lo stress da deprivazione sociale. Se tutto questo fosse accaduto anche dieci anni fa sarebbe stato senza dubbio molto più complicato e i danni sarebbero stati sicuramente molto più ingenti.
Pensiamo ad esempio ai pazienti ansiosi o a quelli affetti da depressione.
E’ vero. Come animali sociali è impensabile non ricercare la relazione con l’altro anche se possiamo dire che tutti noi oggi siamo dipendenti dalla tecnologia. Tecnologia che ha come hai detto ha i suoi aspetti positivi ma anche quelli negativi. A questo proposito cosa possiamo consigliare per fare in modo che l’utilizzo tecnologico sia sano?
“La domanda apre degli scenari ampi a cui è difficile rispondere in poche parole. Abbiamo visto come la tecnologia sia stata una grande opportunità ma allo stesso tempo un grande rischio. Specialmente i giovani spesso restano connessi alla rete anche 8 o 9 ore al giorno e questo non possiamo pensare che non abbia un effetto specie sul loro sviluppo. Un sistema che i social network utilizzano per tenere le persone connesse è proprio quello della gratificazione. Attraverso i famosi “like” le persone vengono stimolate alla gratificazione grazie allo scarico di dopamina che è lo stesso che avviene per le comuni dipendenze.
Ora però senza dover fare catastrofismo possiamo dire che i nostri ragazzi non sono drogati anche se la
tecnologia è spesso un veicolo di interesse e di costruzione di identità. E’ chiaro altresì che questo tipo di
esperienze possono avvenire anche al di fuori di un contesto tecnologico anche se in questo caso il
problema è legato alla limitazione di queste ultime e dei contatti umani. Il mio consiglio è quindi quello di
usare gli apparecchi tecnologici quando questi favoriscono i contatti umani. Quando però si nota che c’è
una limitazione o peggio una privazione delle relazioni allora lì la tecnologia diventa pericolosa e
rappresenta un vero e proprio rischio. Per cercare di prevenire tutto questo o per cercare di risolvere il problema bisogna fare come si fa con tutte le cose che fanno male: dobbiamo usarle il meno che sia possibile.
Alla luce di quello che ci hai detto credi che siamo noi ad usare la tecnologia o è la tecnologia che ci usa?
“E’ un discorso molto ampio. Sicuramente i sistemi tecnologici oggi sono strutturati per essere attraenti. Ci danno gratificazione e ci danno piacere oltre che identità sociale. Con il web 2.0 sono io che costruisco i contenuti, che agisco nella rete, che creo consenso e ricevo feedback per questo. E’ uno strumento e come tale bisognerebbe conoscerne i vantaggi e anche i rischi e ai ragazzi mi verrebbe da suggerire di sperimentare dei periodi di off-line. Per il resto credo che i social come il web non vadano demonizzati. Bisogna solo imparare a farne un uso consapevole”.

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