LA MUSICA CHE CONTA

Pisa festeggia e omaggia il padre della scienza moderna nel giorno della sua nascita

15 febbraio 1564 – 15 febbraio 2020. 456 primavere. Anche quest’anno, dopo il successo
dell’edizione zero, la città ha voluto riproporre un ricco e articolato cartellone di eventi per
omaggiare l’uomo che ha rivoluzionato la scienza: Galileo Galilei.
I festeggiamenti in occasione dell’anniversario della nascita dello scienziato toscano, però, non sono
stati condensati in un solo giorno, ma sono stati estesi in più giornate – da giovedì 13 a domenica
16 febbraio – che hanno incluso diverse iniziative svoltesi nei luoghi più importanti della città.
Una strepitosa occasione per scoprire gli aspetti e le peculiarità meno note della città di Pisa, della
sua storia e di tutta la bellezza che ha da offrire negli ambiti artistico – culturale, scientifico e
turistico: anche questo l’intento prefissato dalle istituzioni e dalle associazioni cittadine.
La Giornata Galileiana, coordinata dal Comune di Pisa, è stata organizzata insieme all’Università di
Pisa, in collaborazione con Scuola Normale Superiore, Scuola Superiore Sant’Anna, Centro per la
Diffusione della Cultura e della Pratica Musicale dell’Università di Pisa, Orchestra Università di
Pisa, Coro Vincenzo Galileo, Pisa Early Music, Museo della Grafica, Mura di Pisa, Ludoteca
Scientifica e molte altre associazioni cittadine e dell’intero territorio.
Tema dell’iniziativa: la musica. Per la precisione, in quest’edizione 2020, essendo stato questo
designato dall’Unesco come “Anno Internazionale del Suono”, l’Università di Pisa ha proposto
delle iniziative sulla nascita e l’evoluzione dell’acustica sonora, a partire dagli studi di acustica
musicale compiuti dallo stesso Galileo e dal padre Vincenzo fino alle tecnologie moderne impiegate
negli assistenti vocali. Di primo acchito ci si potrebbe chiedere quale sia il nesso tra uno scienziato
come Galileo e la musica, o meglio l’acustica. Il nesso c’è, e indissolubile anche.
Galileo era, infatti, il primogenito dei sette figli di Vincenzo Galileo e di Giulia Ammannati. Suo
padre, Vincenzo appunto, era un liutista, compositore e teorico musicale che è considerato dai più
addirittura il precursore della musica barocca, quella di Bach per intenderci. Gli interessi e gli studi
del padre, come spesso accade, influenzarono e coinvolsero anche il figlio: Galileo, infatti, cercò di
comprendere i fenomeni acustici, studiando nello specifico l’importanza che i fenomeni oscillatori
rivestono nella produzione dei suoni; riuscì, inoltre, a scoprire la relazione esistente fra la lunghezza
di una corda vibrante e la frequenza del suono che viene emesso.
Nella mattinata di sabato 15 febbraio la Cittadella Galileiana ha accolto gli studenti per presentare
loro un programma a tema “Musica e Scienza al tempo di Galileo”, con un intervento musicale a
cura dei ragazzi del Liceo Musicale “Carducci” e una simpatica lezione su “Come fnziona un
Assistente Vocale” tenuta dal prof. Antonio Cisternino del Dipartimento di Informatica
dell’Università di Pisa. Nel pomeriggio, invece, presso il Polo Le Benedettine, esperti del settore
provenienti dal mondo accademico universitario e musicale hanno discusso in materia di acustica
sonora. Con il prof. Marco Sozzi del Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa, si è partiti dagli
albori e si è fatta una lunga quanto scorrevole e stimolante carrellata: da Pitagora con i c.d. martelli
sonori a Keplero e alla musica delle sfere; da Gioseffo Zarlino, inventore del senario, allo stesso
Vincenzo Galileo; da Marin Marsenne con la legge della corda vibrante ad Atanasius Kircher,
Robert Boyle e Robert Hooke.
«The birth of modern science cannot be fully explained without considering the role of music in it»
(“La nascita della scienza moderna non può essere completamente spiegata senza considerare il
ruolo della musica in essa”): questa frase potrebbe ben riassumere quanto emerso dalla chiaccherata
pomeridiana.
In altri termini, è emerso in maniera lampante e innegabile l’affascinante rapporto tra matematica e
musica. L’una spiega l’altra, l’una completa l’altra.

Un dato che, in realtà, a ben pensarci, era chiaro già fin dall’antichità: la musica, infatti, insieme alla
geometria, l’aritmetica e l’astronomia, era una delle quattro arti del Quadrivio, che, con quelle del
Trivio, costituivano le basi per una buona e completa formazione.
«Definire che cos’è la musica è molto elusivo» – ha continuato, in chiusura del suo discorso, il
professor Sozzi – «ma certamente la musica è struttura come la matematica è struttura».
Due mondi apparentemente paralleli, dunque, due realtà che possono sembrare tutto ciò che di più
lontano può esistere, lo sono solo in superficie, all’apparenza, perché la loro natura è
intrinsecamente intrecciata e miscelata. In musica contare è basilare. Basti solo pensare al solfeggio:
contare per riuscire a leggere a tempo e correttamente lo spartito. Con i numeri, d’altro canto, si
possono comporre le melodie più sorprendenti.
Suonare, cantare e l’intero mondo di semibrevi, crome, minime e semiminime è indissolubilmente
legato all’universo dei numeri e non è necessario andare alla ricerca di troppo spiegazioni: questo lo
aveva ben capito colui che è considerato il padre della scienza moderna, Galileo Galilei. Perché,
come dichiarava il filosofo e scienziato tedesco Leibniz «la musica è un esercizio aritmetico
nascosto dell’anima, che non sa di star contando».

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